Rovigo, 20 maggio 2026
I Rospacci Mannari bucano l’afa della bassa e sguazzano fino a Rovigo, dove tra una sciocchezza e l’altra, scrivono un’altra piccola pagina di caduta, riscatto e gloria.
In una delle cattedrali del rugby italiano, nel leggendario Stadio Mario Battaglini, intitolato al mitico Maci, è andata in scena una storia che sembra uscita direttamente da un film. Non una storia speciale. Solo una di quelle storie che cominciano storte, inciampano nei soliti tipi improbabili e finiscono che ti lasciano addosso un brivido difficile da spiegare.
Partita 1 – Il tonfo
I Bargniff entrano in campo contratti, poco lucidi, fuori posizione, quasi spaesati dall’atmosfera bollente per il gran caldo e dalle stangate prese per colpa di placcaggi troppo alti. È una di quelle partite in cui la palla rimbalza sempre dalla parte sbagliata. E forse non è nemmeno la palla.
Fin qui non c’è molto da capire: noi in basso, loro ben piantati in piedi. I Tandoi di Trieste, ordinati, esperti, nutriti come se ogni partita fosse preceduta da dodici fatiche culinarie, prendono il controllo e la partita scivola via senza possibilità di replica.
Unica ombra ristoratrice nel deserto tecnico proposto: la meta di Belushi (Francesco Caserini) su assist generoso del solito Umbo (Umberto Rota); un lampo isolato in una squadra che nel torneo deve ancora ritrovarsi.
Partita 2 – La reazione
La seconda partita segna il cambio di passo. Con cuore grande e organizzazione… diciamo “creativa”, i Bargniff iniziano a ricordarsi chi sono: placcaggi più duri, sostegno nei punti d’incontro, qualche sorriso in più tra campo e panchina. Non è ancora perfezione, ma è evidente che qualcosa si è acceso.
Ancora lui, simbolo della resistenza insieme al capitano Marce (Marcello Macchi): meta di Umbo, il leader silenzioso, quello che non molla mai.
La squadra cresce, si compatta contro i Rovinassi di Rubano. Il ritmo cambia: non è ancora una squadra perfetta, ma almeno adesso si passano la palla e placcano. Che è già un modo per dirsi qualcosa.
Partita 3 – La favola
Ed eccola, la partita che cambia tutto. Quella che, ore dopo, nessuno smetterà di raccontare. I Bargniff entrano in campo con un altro spirito: determinati, coesi, con la voglia di divertirsi, vada come vada, contro i vecchi amici milanesi dei Bold, mischiati ai Lokomotiv per l’occasione.
Ogni azione funziona, ogni contatto è vinto, ogni passaggio trova le mani giuste. Occhi famelici, desiderosi di scassare e conquistare metri, palla, pelle, palle. È la trasformazione completa: da banda disordinata a squadra vera.
Uno dopo l’altro si va in meta. Senza chiedere permesso.
- Belushi, che ne mette una come se stesse regolando un conto aperto con la giornata;
- Nando, puntualissimo, con quella garra che arriva da lontano. Quando serve, non passa la palla: passa lui;
- Drago, giusto per chiarire come sarebbe andata a finire, accende la Morte Nera. E da lì non resta più niente;
- Caserini, ancora lui, perché quando si comincia bene è difficile smettere.
Ritmo, intensità, cuore. Tutta la squadra è partecipe: nessuno sta fuori, chi entra fa il suo. E lo fa bene. A un certo punto non si capisce più chi insegua la palla. Sembra quasi che sia lei a inseguire noi. A volerci rimanere attaccata.
Il Battaglini applaude, il pubblico capisce che sta succedendo qualcosa: siamo a fine giornata e il tempo di spritz e boccali è dietro l’angolo!
Ma a noi piace pensare di averli stupiti.
La partita finisce. La storia no. Quella continua al terzo tempo, dove le cose si spiegano meglio:
Brindisi che si moltiplicano senza controllo.
Suona, bastardo, suona
Cori mai sentiti prima. Forse mai più.
Suona, bastardo, suona
Balletti storti tra panche e tavoli, senza nessuna intenzione di migliorare.
Suona, bastardo, suona
Abbracci tra sconosciuti che prima si cercavano addosso per altri motivi.
Suona, bastardo, suona
Racconti già epici. Di quelli che crescono mentre li racconti.
Suona, bastardo, suona
E in mezzo a tutto questo, una verità semplice: il rugby è uno sport strano, ti picchi per ottanta minuti e poi brindi come se non sapessi fare altro.
NOTE DI MERITO:
La magnificenza del Battaglini: Non solo uno stadio. Una di quelle case grandi dove si sente ancora chi è passato prima. Ti guardi intorno e capisci che devi stare attento a come giochi, perché qui qualcuno ti guarda davvero.
Un cammeo di mixability firmato Bargniff: Perché a un certo punto non conta più chi ha la maglia e chi no. Conta che si giochi tutti.
PAF (Daniele Branduardi): ottima prova. Poi le lacrime. Quelle vere, senza scena. Di gioia. Di quelle che arrivano quando ti accorgi che sei ancora dentro, fino in fondo.
CIRI (Luca Ciripicchi): una corsa. Solo una. Ma di quelle che bastano. Campo aperto, gambe che vanno e per un attimo — breve, preciso — è sembrato possibile tutto.
Tabellino
Bargniff Pavia – Tandoi Trieste: 1 – 5 (Belushi – Francesco Caserini)
Bargniff Pavia – Rovinassi Rubano: 1 – 2 (Umbo – Umberto Rota)
Bargniff Pavia – LokoBold: 4 – 0 (2 Belushi – Francesco Caserini, Nando – Fernando Ezequiel Misevich, Drago – Ivan Ventura)
BARGNIFF
All.: Alessandro Maderna (Aggiancarla)
Giocatori
Amati Alessandro
Barzè Luca
Branduardi Daniele
Caserini Francesco
Ciripicchi Luca
Corsico Alessandro
Domi Alberto
Francesco Piergrossi
Lorenzo Sada
Luca Tacconi
Macchi Marcello
Maderna Alessandro
Merli Simone
Misevich Fernando Ezequiel
Murgia Severino
Pasquarelli Marco
Rota Umberto
Tagliaferri Federico
Ventura Ivan
M.V.P. Francesco Caserini (Belushi)
Foto





































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